Dire no senza sentirti in colpa: quando proteggerti ti sembra egoismo

Magari qualcuno ti ha chiesto un favore e hai risposto sì prima ancora di capire se ne avevi davvero voglia. Poi hai guardato la giornata che avevi davanti e hai sentito salire fastidio, stanchezza o rabbia verso te stesso.

Oppure hai provato a dire no. La richiesta è finita lì, ma dentro di te no. Hai ripensato al tono che hai usato, alla faccia dell’altra persona, a quello che potrebbe pensare di te. Ti sei chiesto se sei stato egoista.

Se hai cercato come dire no senza sentirti in colpa, la difficoltà potrebbe non essere quella piccola parola. Potrebbe essere ciò che temi che accada alla relazione dopo averla pronunciata.

Un no può toccare paure molto più grandi della richiesta

Per alcune persone essere disponibili è diventato nel tempo un modo per sentirsi amate, utili, affidabili o al sicuro nelle relazioni. Dire sì evita tensioni. Evita la possibilità di vedere qualcuno deluso. Evita anche quella domanda che può fare male: mi vorrà ancora bene se non faccio quello che si aspetta da me?

Così puoi ritrovarti a proteggere il benessere degli altri prima ancora di aver ascoltato il tuo.

Accorgertene non significa dover iniziare a rifiutare tutto. Significa recuperare lo spazio necessario per scegliere.

Prima del sì, concediti qualche minuto

Se la risposta automatica è quasi sempre sì, puoi iniziare senza affrontare subito il no. Puoi dire: “Ci penso un attimo e ti faccio sapere”.

Quel piccolo intervallo ti permette di farti alcune domande. Ho davvero tempo? Voglio farlo? Cosa dovrò togliere alla mia giornata per accettare? Sto scegliendo o sto cercando di evitare il dispiacere dell’altra persona?

Non devi trovare la risposta più generosa. Devi trovare quella che puoi sostenere senza tradire continuamente quello che senti.

Sentirti in colpa non significa necessariamente aver fatto qualcosa di sbagliato

Questa distinzione può cambiare molto. Puoi provare disagio davanti alla delusione di qualcuno e aver comunque espresso un limite ragionevole.

Se sei abituato a essere sempre disponibile, un comportamento nuovo può sembrarti sbagliato soltanto perché non ti è familiare. La sensazione di colpa può arrivare prima che tu abbia avuto il tempo di capire se hai davvero violato un tuo valore.

Puoi allora chiederti: ho mancato di rispetto a questa persona oppure ho semplicemente scelto qualcosa di diverso da ciò che desiderava?

Un no non ha bisogno di diventare una difesa di dieci minuti

Quando temiamo il giudizio, possiamo riempire il rifiuto di spiegazioni. Cerchiamo quasi di convincere l’altra persona che abbiamo il diritto di dire no.

Puoi essere gentile e chiaro nello stesso momento. “Stasera non riesco.” “Non posso occuparmene io.” “Preferisco non prendere questo impegno.” “Ho bisogno di pensarci prima di risponderti.”

La delicatezza riguarda il modo in cui comunichi. Il confine riguarda ciò che puoi e vuoi offrire.

Osserva cosa succede dopo

La parte più difficile può iniziare quando la conversazione è già terminata. Arriva il bisogno di mandare un altro messaggio, correggere il no, offrire subito qualcos’altro per compensare.

Prima di farlo, prova a rimanere qualche minuto con quel disagio. Chiediti che cosa temi: essere giudicato? Essere escluso? Sembrare poco generoso? Perdere l’affetto di quella persona?

Questa risposta racconta qualcosa del tuo modo di vivere le relazioni. Vale la pena ascoltarla.

Quando il problema riguarda molte delle tue relazioni

Se ti accorgi che fai fatica a esprimere bisogni, limiti e desideri con partner, famiglia, amici o colleghi, il tema può essere più ampio della singola richiesta.

In uno spazio di lavoro individuale possiamo osservare insieme che cosa accade nel momento in cui senti di dover scegliere tra te e l’approvazione degli altri. Non per insegnarti una formula da usare, ma per aiutarti a riconoscere con maggiore chiarezza ciò che vuoi comunicare e ciò che temi di perdere.

Se senti che questo tema ti riguarda, puoi valutare una sessione individuale 1:1.

Se invece questa difficoltà è collegata a relazioni abusive, forte ansia, traumi o una sofferenza psicologica importante, è indicato rivolgersi a uno psicologo o a un professionista sanitario qualificato.

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